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L’amara scienza

L’amara scienza

Ripubblicare questo romanzo dopo oltre quarant'anni è come andare avanti nel proprio passato. Tirare gli ingannevoli fili di quel manichino che è Napoli, città-specchio che si dissolve in sé, e che poi rinasce in virtù di quella "amara scienza" fatta di feroce autodifesa e mille rifrazioni di voci che paiono venire dagli interstizi della Storia. Una Storia che, come dalla Fortezza Bastiani, scruta l'orizzonte in attesa di una luce che la riscatti dall'atavico torpore. Eppure questi tre personaggi che si aggirano nelle pagine del romanzo in cerca dei soldi per l'affitto di casa — di contro il boom economico, lo stordimento, il luccichio delle Merci — sono il riflesso di una nudità benigna. Energia malsana e rigenerante, che torna ogni volta, come i Cavalieri dell'Apocalisse, a portare morte e salvezza. Una speranza accanita, ostinata che si allunga nell'Utopia, e fa di Napoli una città sempre a una svolta che pare non arrivare mai. Affannata e morsa dal tempo, come un fantasma che non trova pace ma, diversamente dai vivi, non teme l'oscurità, perché è di essa che si nutre, nel Bene e nel Male.

Nando Vitali

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